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5 Motivi per vedere i Mondiali di calcio anche senza l’Italia

I Mondiali di calcio in Russia stanno entrando ormai nel vivo, tra i primi gol capolavoro e alcuni risultato non proprio da pronostico, la grande festa del pallone è iniziata.

Manca l’Italia, e anche se qualcuno fino a poco prima del fischio d’inizio di Russia- Arabia Saudita, ha sperato in un ripescaggio in extremis degli azzurri, aggrappandosi all’improbabile possibilità di un ritiro di un’altra squadra, è arrivato il momento di mettere da parte i rimpianti e mettersi comunque davanti alla tv. Perché il Mondiale resta comunque un grande evento, non solo per calciofili, tifosi, appassionati e addetti ai lavori ma per tutto quello che il gioco del calcio e lo sport più ingenerale rappresentano nella nostra società. Noi ci siamo divertiti a individuare 5 motivi per cui al di là di tutto vale la pena anche in assenza degli azzurri guardare questa competizione.

1) Le Eccellenze

Gioco di squadra, schemi, moduli, tecniche… ma soprattutto ci sono le eccellenze, i campioni, quelli che con una giocata o un tocco magico sono in grado di ribaltare il risultato. Facile pensare alla Pulce e a CR7, Lionel Messi e Cristiano Ronaldo.  Fenomeni che alle doti naturali, al talento innato, affiancano costante preparazione, allenamenti specifici, studio dei propri avversari e per questo continuano ad essere i  “primi”,  a contendersi il Pallone d’oro. Proprio come avviene nel mondo del mondo del lavoro: per rimanere competitivi in scenari in continua trasformazione occorre formazione continua, adeguamento delle competenze e saper innovare.

2)I Talenti

Le analogie tra  mondo dello sport e mondo del lavoro, sono diverse. La metafora sportiva e in particolare le squadre di calcio sono usate spesso nelle analisi delle organizzazioni. Lavorare come una squadra,  il concetto di “ruolo”, il leader, sistemi di valutazione delle performance, mentalità orientata alla vittoria ma una delle lezioni più importanti che si può imparare dalle squadre di calcio, come ha sottolineato Hays,  società leader nel recruitment specializzato, è la “gestione dei talenti”. Le squadre più competitive sia in ambito sportivo che nel mondo degli affari sono quelle che allenano talenti, sviluppano i loro punti di forza e intervengono sulle debolezze, per prepararli al momento del loro “ingresso sul terreno di gioco”.

 3)I giovani

Non c’è vetrina più importante per un calciatore  di un Mondiale di Calcio, questo vale soprattutto per  i giovani.  In un mondo dove si allunga sempre di più l’età della prima occupazione e della prima opportunità, e dove i giovani faticano a trovare il proprio spazio, invece i campionati del mondo di calcio rappresentano l’occasione per un giovane di mettersi in evidenza. Basti pensare che il giocatore più giovane di Russia 2018 è il centrocampista dell’Australia Daniel Arzani, 19 anni. E’ uno di quei contesti in cui insieme all’esperienza, a fare la differenza possono essere anche le nuove leve. Ed è questo uno dei motivi a cui bisogna ricondurre la mancata qualificazione della nostra nazionale. Nel calcio e non solo… bisogna credere e puntare sui giovani per farli crescere e renderli i campioni di domani.

 4) Un panorama internazionale

In Russia ci sono 58 giocatori che militano nel nostro campionato e stanno vestendo la casacca della loro nazionale,  Higuain, Dybala,  Mertens, Zielinski , Perisic,  Kolarov , Milinkovic-Savic per citarne alcuni. In assenza dell’Italia si può sempre tifare il proprio beniamino. C’è chi riconduce la crisi del nostro calcio ai troppi stranieri, ma così come avviene per lo scenario economico se è fondamentale che il nostro Paese sappia valorizzare il made in italy,  far crescere i propri talenti, in un mondo interconnesso e globalizzato una delle grandi sfide per le imprese è l’internazionalizzazione.

5) I piccoli che diventano grandi e competono con i più forti

L’Islanda è la più piccola nazione ad essersi mai qualificata ai Mondiali di calcio, sono in molti a parlare di  un vero e proprio miracolo. Una terra tra fuochi e geyser, con poco più di 300mila abitanti, il cui allenatore è un dentista e il portiere un regista. Ma la verità è che per arrivare a fermare l’Argentina sull’uno a uno all’esordio mondiale c’è alle spalle una programmazione decennale, investimenti nella formazione di allenatori, investimenti negli impianti sportivi, politiche giovanili, tanto lavoro e orgoglio. La Lezione? Se si vuole realizzare qualcosa di importante, si lavora duramente con serietà e pianificazione anche se piccoli si è in grado di realizzare grandi sogni.

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