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Le professioni dell’Industria 4.0

Tempi-moderni

Con la quarta rivoluzione industriale cambia la fabbrica, cambia l’impresa e cambia il lavoratore, non scompare sia chiaro. I pessimisti che ritengono che con l’Industria 4.0, con l’automazione e interconnessione della produzione, i robot arriveranno a prendere il posto dell’uomo all’interno delle aziende, dimenticano  il valore del capitale umano, non sostituibile da alcuna macchina.

I macchinari svolgeranno mansioni manuali e ripetitive, ma dietro di queste ci sarà sempre l’uomo con la sua intelligenza, creatività e capacità di prendere decisioni consentendone il funzionamento. A cambiare saranno le competenze che ogni lavoratore dovrà possedere per far funzionare le macchine. E’ necessario quindi un reskilling delle competenze.

Quali sono le professioni della quarta rivoluzione industriale? 

Un’analisi di Assolombarda e Università di Milano Bicocca-Crisp riconduece le figure professionali rilevanti per Industria 4.0 a tre filoni:
1. professioni inerenti il trattamento e l’analisi delle informazioni (big data, business
intelligence)
2. professioni attinenti alla progettazione di applicazioni associate ai nuovi media e ai
social network
3. professioni legate all’automazione dei processi produttivi e logistici

Il dato è l’elemento che crea valore all’interno della nuova rivoluzione industriale, la capacità di raccogliere dati, analizzarli, processarli sarà fattore comune a tutte le professioni.

Nuove professioni legate alle nuove tecnologie additive, la robotica, le nanotecnologie, la stampa 3D, le biotecnologie.  Cambia il ruolo dell’operaio che da addetto alla catena di montaggio diventa più specializzato e con più responsabilità. Ricercate le figure di digital copywriter, esperti di seo, analisti di social media, community manager.

Nell’Industria 4.0 formazione e lavoro devono conciliarsi

Secondo un’indagine condotta dall’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano, “Costruire l’organizzazione del futuro partendo dalle persone: il ruolo della direzione HR nella Digital Transformation”, che ha coinvolto oltre 170 HR Executive di medio-grandi aziende operanti in Italia, il 47% dei Direttori HR pensa che nei prossimi 2 anni la trasformazione digitale genererà una richiesta di nuovo personale.

Mentre praticamente tutti prevedono una crisi di competenze: per il 97% dei referenti HR sarà necessario adeguare le skills dell’organico aziendale (per il 69% di tutte le persone, per il 28% solo di alcuni).  Intanto, i lavoratori non vedono in un impatto imminente, ma entro i prossimi 10 anni il 55% ritiene che il proprio lavoro subirà cambiamenti o non esisterà più per effetto della digitalizzazione. Per i lavoratori la principali modalità formativa per l’aggiornamento delle competenze saranno i corsi di formazione aziendale (67%).
Il piano del Governo sull’Industria 4.0 si propone inoltre l’obiettivo di formare più di 200 mila studenti universitari e 3 mila manager specializzati sui temi dell’Industria 4.0. Saranno formati sui questi temi il 100% degli studenti iscritti a Istituti Tecnici Superiori, e sono previsti circa 1.400 dottorati di ricerca con focus ad hoc. Gli ITS sono scuole ad alta specializzazione post diploma, nate per rispondere alla domanda delle imprese di nuove ed elevate competenze tecniche e tecnologiche. Una sfida cruciale, che vede Programma Sviluppo in prima linea in Puglia in qualità di socio fondatore dell’ITS Logistica Puglia.

Per lavorare nell’Industria 4.0 occorrono quindi specializzazione e competenze digitali.
I dati della Commissione europea ci dicono che entro il 2020 ci saranno dai 500 mila ai 700 mila posti di lavoro disponibili per professionisti dell’Ict e di Industria 4.0. Ma solo il 3,6% della forza lavoro in Europa ha una specializzazione tecnologica e soltanto il 56% degli europei ha competenze digitali di base.

Formazione e lavoro procedono di pari passo nell’Industria 4.0, la formazione deve caratterizzare il percorso lavorativo di un individuo: dalla scuola, all’esperienza sul campo durante il periodo scolastico, alla formazione continua durante l’intera vita lavorativa.

 

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