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Non è mai troppo tardi! Come il calcio racconta la resilienza

Non è mai finita, finché non è finita.

La storia del progresso, dell’imprenditoria, dei piccoli e grandi successi del quotidiano è costellata di casi esemplari: storie di grandi e piccoli uomini che non si sono mai arresi.
Perché tenacia, disciplina, “fede” sono ingredienti di quella incredibile ricetta per il successo chiamata “resilienza”.

Spesso è il caso Harland Sanders il racconto esemplare per mostrare il legame tenacia/successo. Manovale in una fattoria, autista di tram, soldato dell’esercito, aiutante fabbro, assicuratore, avvocato e operatore in stazione di servizio per la Standard Oil, Sanders aveva attrezzato una zona ristoro in quest’ultima. La “Sanders Court & Café” era la zona pranzo dell’ attività della quale era al contempo benzinaio, capo cuoco e cassiere. Proprio nella “Sanders Court & Café” fu servita per la prima volta una particolarissima ricetta, pollo cotto per trenta minuti in una casseruola di ferro. Una preparazione considerata troppo lunga per un fast food. Ciò nonostante furono centinaia i ristoranti ai quali Sanders provò a vendere quella ricetta. E centinaia furono i rifiuti, fino al primo – agognato – acquisto. Non è finita finché non è finita: senza quel primo passo, senza la tenacia e la resilienza di Sanders, non sarebbe mai nata la catena Kentucky Fried Chicken.

Non è mai finita, finché non è finita. E lo sport è splendido palcoscenico per storie di tenacia e successo. Ecco perché vi suggeriamo la lettura di questo splendido racconto dell’attaccante dell’AS Roma, Edin Dzeko. Non solo un’ “educazione sentimentale” di un campione  – attraverso la storia dell’infanzia, della maturazione e della carriera del “cigno” di Sarajevo – ma, soprattutto, raccolta di storie di successo e resilienza.

Abbiamo tradotto qualche passaggio cruciale per i nostri lettori

La folle vittoria del primo titolo del Manchester City

Eravamo morti.

Questo è tutto ciò che stavo pensando mentre guardavo quella partita dalla panchina.

Prima della partita, pensavamo tutti che il Manchester City sarebbe stato campione. Sapevamo che il QPR stava combattendo per la retrocessione, ma ci sentivamo forti. Tutto ciò che dovevamo fare era batterli, e avremmo vinto la Premier League. Nessuno ha creduto di poter perdere il titolo. Avevamo tutto nelle nostre mani. Quindi la partita inizia e tutto è tranquillo, poi bang – 39 minuti, Zabaleta segna. È 1-0 all’intervallo. Quasi comincio a rilassarmi, pensando: “Siamo quasi arrivati”.

Quindi il QPR pareggia dopo tre minuti nel secondo tempo. Assolutamente inaspettato.

Poi viene espulso uno dei loro sette minuti dopo. E poi ancora, in qualche modo, segnano un secondo gol. Succede tutto in 18 minuti. Bang bang bang. È stato pazzesco.

Ricordo che poco dopo il loro secondo gol Roberto Mancini era a bordo campo, furioso con tutti, gridando solamente “Fottiti! Dai! Fottiti!”. Non so nemmeno con chi stesse parlando, stava solo imprecando.

Pensavo fossimo morti. Era come se nessuno potesse sopportare la pressione. Pensavamo tutti di esserci fatti scappare l’occasione. Dopo una grande stagione, avremmo perso tutto in una partita. Alla fine, Mancini mi mette in campo, e continuiamo a fare del nostro meglio, ma non succede nulla. Il calcio è così a volte. La palla finisce sempre dalla parte sbagliata del palo.

Ottantanovesimo minuto, novantesimo minuto… Siamo morti.

Arriva il recupero, e penso che abbiamo cinque minuti in più. Se giochi a calcio sulla tua PlayStation e perdi 2-1 dopo 91 minuti, non ottieni mai la vittoria. È finita. Vai avanti e provaci subito, ora. Impossibile.

Quindi l’angolo. David Silva lo prese. Ho segnato quel gol: colpo di testa al minuto 91:20. Puoi vedermi urlare “Dai, dai!” a tutti, mentre corro di nuovo verso il cerchio di centrocampo. Ancora due, tre minuti da giocare. Forse non siamo ancora morti?

Quindi conosci il resto. Non so come l’abbiamo fatto. C’era sicuramente qualcuno da lassù che ci ha dato la possibilità di sopravvivere. La gente mi chiede tutto il tempo del gol di Aguero, e cosa si prova ad essere sul campo. Per essere onesto con te, l’emozione più forte era solo il sollievo. Non puoi immaginare quanto mi sentissi sollevato quando è stato segnato quel gol. Abbiamo lavorato per tutta la stagione con una squadra così grande e ci siamo comportati così bene, eppure siamo stati a pochi secondi dal perdere tutto.

Il primo titolo della città in 44 anni, vinto in questo modo? Pazzo. Quella partita mi ha mostrato che nel calcio e nella vita non puoi mai mollare. Se ti arrendi, sei un uomo morto. Eravamo morti e siamo venuti fuori inaspettatamente.

Ci credi ai miracoli? Roma 3 – Barcellona 0

Abbiamo avuto il nostro “Momento QPR” in Champions League la scorsa stagione. Quel quarto di finale contro il Barcellona è stato uno di quei match di cui è possibile mostrare in seguito il nastro ai ragazzi e dire: “Guarda, guarda questa partita, e vedrai che non puoi mai mollare”. Nella partita di andata perdemmo 4-1. E perdere 4-1 contro il Barcellona ti porta di nuovo lì, a guardare un campo da calcio, pensando che sei morto.

Ma poi, con il ritorno in casa, sono un po’ fortunato e riesco a segnare il primo gol molto presto, forse al quinto o sesto minuto. La folla inizia a darci energia. Poi prendiamo il rigore nel secondo tempo. De Rossi calcia e tira nell’angolino in fondo a destra. Il portiere riesce anche a metterci una mano, ma De Rossi colpisce il pallone con tanta forza da farcela comunque. Hai quella sensazione nel tuo sangue, tipo, forse sì? Possiamo?

Stavamo correndo, giocavamo come animali, dando tutto ciò che avevamo. Proprio come nel 2012, in campo stiamo urlando, “Andiamo! Dai! Dai!”.

Poi, alla fine, all’82’, Manolas segna il terzo gol. Incredibile.

Ho visto la partita il mattino dopo, e sembrava che avremmo potuto segnare cinque o sei gol facilmente. È strano dirlo quando stai giocando contro il Barcellona, ma non è stato un miracolo. Non avevano davvero molte possibilità. Da parte nostra è stato un calcio da maestri. Siamo stati tatticamente perfetti.

Eravamo morti, e poi siamo tornati alla vita. Può succedere a Manchester e a Roma. Può succedere ovunque.

Non è mai troppo tardi, neanche per te!

Può succedere ovunque. E a chiunque.

Non è mai troppo tardi: allora mettiti in gioco.

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