• Costruttori di futuro. Nella nostra terra.

Dipendenze digitali e giovani: a Taranto il primo incontro della rete per prevenzione e benessere

Sempre più tempo davanti a uno schermo. Sempre meno spazio per le relazioni. Le dipendenze digitali nei giovani rappresentano oggi una delle principali sfide educative e sociali.

Non è solo una questione di abitudini. È il modo in cui i ragazzi stanno crescendo, costruendo il rapporto con le emozioni, con il corpo, con gli altri. Ansia, isolamento, difficoltà a distinguere tra connessione digitale e contatto umano non sono effetti collaterali. Sono segnali.

Lunedì 18 marzo, alla Biblioteca Civica Acclavio di Taranto, abbiamo aperto il primo appuntamento del ciclo di incontri promosso dalla rete territoriale dedicata alle dipendenze digitali, con “Ragazzi e ragazze digitali: crescere nell’era degli schermi tra libertà e dipendenza”.
Non un evento isolato, ma l’avvio di un percorso. Come Programma Sviluppo, insieme al Comune di Taranto, al Lions Club Taranto San Giorgio “Terra Jonica”, all’ASL Taranto e all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, abbiamo scelto di costruire una rete per affrontare il tema delle dipendenze digitali in modo strutturale, lavorando su informazione, prevenzione e supporto.

Al centro dell’incontro, il contributo del professor Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te. (Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo), tra i principali esperti in Italia sul tema, che ha portato la riflessione su un piano meno immediato, ma decisivo.
Le dipendenze digitali nascono da una mancanza. Quando il desiderio non trova spazio nelle relazioni, si sposta altrove. E il digitale diventa il luogo più accessibile in cui cercare gratificazione, riconoscimento, appartenenza. Si inserisce con precisione dove c’è un’assenza.

Non è un problema dei ragazzi. È un problema degli adulti.
Perché i ragazzi apprendono per imitazione. Osservano i comportamenti, li replicano, costruiscono il proprio modo di stare al mondo a partire da ciò che vedono. Se gli adulti sono assenti, distratti, continuamente connessi ma poco presenti, quella diventa la normalità.

In questo scenario, anche l’intelligenza artificiale introduce una variabile ulteriore: uno strumento potentissimo, che può amplificare opportunità ma anche rischi, se non accompagnato da consapevolezza.

I dati confermano la direzione: l’accesso agli smartphone inizia sempre prima, l’utilizzo quotidiano è ormai diffuso già nelle fasce più basse di età e cresce il numero di ragazzi che sperimentano forme di isolamento, trovando nello schermo un luogo di compensazione emotiva.
La soluzione non è vietare l’accesso ai social, vietare gli smartphone e demonizzare la tecnologia. Il punto è ricordare che il benessere si costruisce nelle relazioni reali, umane perché siamo esseri sociali, non social. All’incontro sono intervenuti Silvio Busico, Direttore Generale di Programma Sviluppo; Marisa Di Santo, Coordinatrice distrettuale Servizio Help Ludopatia, Sovraindebitamento e Usura; Adriana Schiedi, Prof.ssa associata di Pedagogia generale e sociale – Università degli Studi di Bari; Vincenza Ariano, Direttrice Dipartimento Dipendenze Patologiche – ASL Taranto, contribuendo a costruire una lettura condivisa di un fenomeno che non può essere affrontato in modo settoriale.

Riscoprire le emozioni, quelle autentiche, non mediate, non filtrate.
Come restituito dalle opere dell’artista Andrea Moriero, esposte durante l’evento, capaci di riportare al centro le emozioni e il colore.

Guarda il contributo del Prof. Lavenia